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sabato 11 agosto 2012

PAURA DELL' ALTEZZA

Come superare la paura dell'altezza? Terapia ACROFOBIA, ATTACCHI DI PANICO Roma



Esistono tante paure quante se ne possono inventare!
Gli acrofobici hanno paura di trovarsi nei piani alti di edifici o in cima a una collina o montagna. Molti temono anche di avvicinarsi al parapetto di un ponte o ai binari della metropolitana.
I timori spesso associati all'acrofobia sono genericamente due: la paura di cadere o quella di perdere il controllo e gettarsi nel vuoto. Alcuni si sentono come se qualche forza esterna li tirasse verso l'orlo di un luogo alto. Spesso emergono sensazioni corporee (vertigini, tachicardia, mancanza di respiro, senso di svenimento) e fantasie visive di cadere. Alcune persone possono avere paura che succeda qualcosa al proprio corpo o a funzioni più specifiche di esso. Chi ha questa paura generalmente evita tutti i luoghi e le situazioni ritenute pericolose anche il guidare stesso, cerca di controllare il proprio corpo, si fa accompagnare.
La paura delle scale, degli ascensori, dei balconi sono relazionate con l'acrofobia.
In alcuni rari casi si riscontra una acrofobia associata ad agorafobia: la persona ha paura solo in luoghi alti ed ampli contemporaneamente.
La terapia per le problematiche connesse alla paura utilizza strategie e stratagemmi, esperienze emozionali correttive e ristrutturazioni percettivo-cognitive.


Istituto per la Ricerca in Psicoterapia 

Riferimenti:
A.T. Beck, G. Emery: L'ansia e le fobie. Una prospettiva cognitiva


martedì 7 agosto 2012

SOS ATTACCHI DI PANICO ROMA

PSICOLOGIA STRATEGICA ROMA IRP

SOS PANICO ROMA


SERVIZIO DI PRONTO INTERVENTO PSICOLOGICO PER ATTACCHI DI PANICO
Presso l'IRP di Roma (Istituto per la Ricerca in Psicoterapia)
in via Cesare Beccaria, 11 Roma (P.zzale Flaminio)
Tel.  328/2372144, 338/4770327
www.psicoterapiaromairp.com

martedì 22 maggio 2012

PAURA DI NON RESPIRARE

ATTACCHI DI PANICO CON FOCALIZZAZIONE FOBICA SUL RESPIRO


Spesso gli attacchi di panico sono focalizzati sulla paura di perdere il controllo di funzioni del corpo che si regolano senza il controllo mentale come ad esempio il battito del cuore, la deglutizione, la pipì e la RESPIRAZIONE. 
E' proprio il tentativo di controllare mentalmente attraverso l'ascolto e il monitoraggio aspetti del proprio corpo che conduce il panicante a strutturare una ossessione ingestibile ed una paura invalidante. 
Quando la mente razionale interagisce con i SENSI non solo le sensazioni e le percezioni sono inevitabilmente alterate ma si innesca un meccanismo di paura irrazionale che produce proprio l'effetto temuto. Per spiegare con maggiore chiarezza raccontiamo una piccola storia psicostrategica:

Il millepiedi se ne andava felice sulle sue mille zampette con delle bella pantofoline di mille colori...una coccinella gli disse: "ma che bravo, ma come fai a coordionare tutte quelle zampette? io già m'incasino con sei" e lui cominciò a pensarci...e inciampò!!

IRP Roma Istituto per la Ricerca in Psicoterapia

giovedì 26 aprile 2012

"Dottore ho una malattia". Come lo sa? "NE SONO CERTO"!

Che cos'è l'ipocondria? Quali sono le cause? Come funziona il problema? 
Cos’è l’ipocondria? L’ipocondria è caratterizzata dalla preoccupazione legata alla paura o alla certezza di avere una malattia grave.
“L’auto-diagnosi” nasce dall’errata interpretazione di sintomi fisici.
Il paziente ipocondriaco dedica molto tempo alla ricerca di conferme della propria patologia immaginaria: è solito monitorare il proprio corpo ( respiro, battito cardiaco, mal di testa, colorito ecc), documentarsi tramite testi e/o internet, chiedere rassicurazioni mediche, parlarne con parenti e amici.
In quale trappola mentale è caduta la persona? La ricerca continua di variazioni corporee lo porterà inevitabilmente a registrare minimi cambiamenti che, lo ricondurranno nella convinzione di essere malato. Come sostiene Nardone (2003) “la trappola in questo caso è del tipo chi cerca trova. Infatti, di solito l’eccesso di attenzione ai segnali del proprio organismo fa trovare gli indicatori di alterazione che poi spaventano. Il fenomeno paradossale tipico dell’attacco di panico, cioè il tentativo del controllo che fa perdere il controllo, trova in questo caso la sua più conclamata espressione”.
Qual è il circolo vizioso che mantiene il disturbo? Con internet ha la possibilità di avere un quadro completo dei sintomi su cui concentrarsi e, una volta trovati, la spiegazione sulla patologia corrispondente.
È a questo punto che l’ipocondriaco si rivolge al medico e scopre di non avere conferma alla sua diagnosi. L’effetto tranquillità dura ben poco: dapprima ipotizza l’incompetenza del professionista poi, si interroga sulla possibilità di non averlo consultato per la giusta patologia. Molto spesso rifiuta il consiglio di affacciarsi ad una terapia psicoterapica perchè la paura di avere una patologia e l’idea di essere l’unico a preoccuparsene, lo spinge a non perder tempo e a rimettersi “a lavoro”. Da qui il circolo vizioso per cui rimette in moto il meccanismo della ricerca convinto di poter trovare la soluzione per placare le sue paure. Le relazioni familiari e lavorative del soggetto vengono inevitabilmente compromesse; l’ipocondriaco si sente incompreso e chi gli sta intorno esasperato dalle continue ricerche e richieste di rassicurazione. L’ipocondria, con il protrarsi del tempo, porta il paziente ad avere delle vere e proprie somatizzazioni causate dall’eccessivo stress a cui il corpo viene sottoposto.

“La persona costruisce, mediante gli effetti della sua fissazione fobica, ciò che poi subisce. Il virtuale diviene reale”(Nardone, 2003). Una tale impostazione sembra possedere inoltre le caratteristiche della profezia che si autodetermina: “Una profezia che si autodetermina è una supposizione o previsione che, come risultato di averla supposta, causa l’avverarsi
dell’evento atteso o previsto e così conferma la propria esattezza”(Watzlawick,1988).

Istituto per la Ricerca in Psicoterapia

martedì 24 aprile 2012

PAURA DI FARSELA ADDOSSO: TERAPIA


 ATTACCHI DI PANICO E PAURA DI PERDERE IL CONTROLLO DEL PROPRIO CORPO

Il disturbo da attacchi di panico è spesso basato da due generiche paure: morire e perdere il controllo. Oggi esaminiamo LA PAURA DI perdere il controllo del proprio corpo nelle sue specifiche varianti dedicando particolare attenzione alla paura di perdere il controllo del proprio intestino. 
Le varianti tipiche della paura di perdere il controllo del corpo sono:
- PAURA DI ARROSSIRE IN PUBBLICO O ERITROFOBIA
- PAURA DI PARLARE IN PUBBLICO
- PAURA DI SVENIRE O DI STARE MALE
- PAURA DI SUDARE IN PUBBLICO
- PAURA DI PERDERE IL CONTROLLO DEL CUORE
- PAURA DI FAR DEL MALE A QUALCUNO O A SE STESSI
- PAURA DI PERDERE IL CONTROLLO DELLA PROPRIA MENTE E IMPAZZIRE
- PAURA DI ESSERE COLPITI DA UN RAPTUS E FARE GESTI PERICOLOSI 
- PAURA DI PERDERE IL CONTROLLO DI FUNZIONI CORPOREE E FARSELA ADDOSSO.
- PAURA DI FARSI LA PIPI' SOTTO.
 Perchè si ha questa paura di FARSELA ADDOSSO? In alcuni casi le persone hanno davvero sperimentato una esperienza di questo tipo e hanno provato Paura, vergogna e imbarazzo oppure il dubbio che possa accadere è diventato forte ed invalidante tanto da provocare un'attivazione fisiologica di ansia e paura nei momenti "a rischio".  

Perchè si crea un circolo vizioso di CONTROLLO CHE FA PERDERE IL CONTROLLO?
Se per paura comincio a controllare il mio corpo, ciò che bevo e mangio, quando andare e non andare al bagno, prendere farmaci e bevande restringenti, e quando mi trovo nelle situazioni a rischio comincio ad agitarmi è possibile che creo la situazione giusta per realizzare la profezia che mi terrorizza. In questi casi si tende a somatizzare ciò che si teme (l'intestino si irrita veramente). 
Se poi inizio anche ad evitare tutte le situazioni temute ecco che ho creato una OSSESSIONE INGESTIBILE che apre le porte quotidianamente alla PAURA.
Qual'è l'intervento efficace?
L'intervento breve strategico è breve ed ha alti standard d'efficacia in questa difficoltà specifica come in tutte le problematiche legate alla paura, al panico e alle fobie specifiche.


CONSULENZA GRATUITA A ROMA? CLICCA QUI

Perchè ... 
"Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e lì fuori non c’era più nessuno”.

(Goethe)

giovedì 19 aprile 2012

QUAL'E' LA CURA PER GLI ATTACCHI DI PANICO? A ROMA C'E' L 'IRP


“La paura del pericolo è diecimila volte più agghiacciante del
pericolo stesso: il peso dell’ansia ci pare più greve del
male temuto”     Daniel Defoe

 


Come usufruire di una consulenza gratuita?


Compilando il form on-line del sito www.psicoterapiaromairp.com o telefonando

 allo 06/3216569


mercoledì 18 aprile 2012

PSICOFARMACI SI O NO?

PSICOFARMACI E/O PSICOTERAPIA? 
QUANDO IL FARMACO E' UTILE E QUANDO NON LO E'?
PSICOFARMACI E DEPRESSIONE


Molto spesso il paziente con problemi psicologici o i suoi parenti si trovano di fronte al dubbio se ricorrere alla cura farmacologica proposta dallo specialista. 

Credo che i farmaci non debbano essere demonizzati né fatti assurgere a panacea.

Vi sono situazioni nelle quali essi sono assolutamente indispensabili. Penso al paziente che ha assunto un atteggiamento depressivo ( volutamente non ho usato i termini"ha la depressione" perché ciò presupporrebbe l'esistenza di una malattia e di una sua localizzazione nell'organismo, cosa assolutamente non vera), e che rifiuta di reagire pre-supponendo che la sua sia una situazione senza soluzioni. In questa prospettiva egli si preclude la possibilità di contatti con il mondo, ritenendo che nessuno sia in grado di comprendere quanto lui la gravità della situazione. Il rischio di suicidio in questi casi aumenta, ponendo i familiari in una situazione di ansia cronica.
L' antidepressivo in questi casi può aiutare a sbloccare la sintomatologia permettendo un lavoro di ristrutturazione della prospettiva di osservazione della realtà del paziente.
Quindi il farmaco come mezzo e non come fine.(1)

D'altro canto non è giustificato neppure l'atteggiamento opposto cioè quello di delegare ad una compressa la soluzione del problema.
Quest'ultima condotta è spesso suggerita da una mentalità consumistica promossa proprio dall'' industria del farmaco e veicolata attraverso la sua potente macchina di marketing. La funzione dell'industria in un paese capitalistico è quella di produrre merci. La differenza sostanziale rispetto ai metodi di produzione artigianale è che questa non è successiva alla domanda ma è anticipatrice della stessa. In altri termini il capitale investito per la realizzazione delle strutture esige che la produzione sia sempre la massima consentita dagli impianti di produzione. Ciò porta alla necessità, in una fase immediatamente successiva, di intervenire sulla richiesta di merci, facendo in modo che questa assorba tutta la produzione. E' necessario cioè intervenire per aumentare l'esigenza da parte del cliente di quel certo particolare tipo di prodotto. Ora che questo bisogno sia reale o venga indotto attraverso campagne pubblicitarie non e un problema che l'industria si pone né se lo pone la società capitalistica, pena la crisi del sistema stesso (non si può attribuire importanza sostanziale a dibattiti o articoli di stampa sul problema visto che la pubblicità, considerata "l'anima del commercio" è consentita dalla legge).
D'altro canto creare bisogni fittizi nella popolazione che possono essere soddisfatti semplicemente entrando nel primo ipermercato, può essere utile al sistema in quanto occulta le esigenze di una qualità di vita migliore (2).
Per quanto riguarda l'industria del farmaco, questo si trova ad operare in un mercato regolato dalle stesse leggi economiche di tutte le aziende, ma con dei limiti legati alla natura stessa dei beni prodotti. Infatti, in quanto produttrice di merci, ha interesse ad incrementare il profitto attraverso l'aumento progressivo delle vendite e, in quanto produttrice di farmaci, beni indispensabili alla salute, è limitata nella promozione delle vendite dai vincoli che il Ministero della Sanità pone alle sue forme pubblicitarie a protezione, in un paradosso apparente, della stessa salute dei consumatori (3), (4), (5.)
Ora il problema da analizzare sarebbe quello di valutare l' efficacia dell' intervento del Ministero della Sanità.


ISTITUTO PER LA RICERCA IN PSICOTERAPIA (Dott. Giovanni De Marchi)

Bibliografia: 

(1)Bovet D., "La farmacologia è un patrimonio; non va rifiutata, va usata rettamente", in "Tempo medico" n. 160, marzo 1978. </br>
(2) Cfr. Jervis G., Provvidenzialismo e consumismo", in "Sapere" n. 823, ottobre-novembre 1979. </br>
(3) Cfr. Bovet D., "La farmacologia è un patrimonio; non va rifiutata, va usata rettamente", in "Tempo medico" n. 160, marzo 1978. </br>
(4) Norme sulla regolamentazione delle registrazioni e della immissione dei farmaci nel prontuario terapeutico nazionale. Da "Industria dei farmaci" nn. 3-6, marzo giugno 1983. </br>
(5) Il ruolo dell'informazione scientifica di fronte alle nuove realtà della produzione e della società. Da "Industria dei farmaci", nn. 3-6, giugno 1978.







martedì 10 aprile 2012

DAP DISTURBO DI ATTACCHI DI PANICO: CARATTERISTICHE E TERAPIA

 ATTACCHI DI PANICO ROMA PSICOLOGI

DAP: DISTURBO DI ATTACCHI DI PANICO






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L’attacco di panico è un disturbo di natura psicologica che si manifesta con sensazioni di intensa paura e/o, appunto, di panico, accompagnate da quattro o più dei seguenti sintomi:
• paura di perdere il controllo o di impazzire; 
• palpitazioni, cardiopalma o tachicardia;
• sudorazione;
• tremori fini o a grandi scosse;
• dispnea o sensazione di soffocamento;
• sensazione di asfissia;
• dolore o fastidio al petto;
• nausea o disturbi addominali;
• sensazioni di sbandamento, instabilità, testa leggera, svenimento;
• de-realizzazione (sensazione di irrealtà) o de-personalizzazione (distacco da se stessi);
• paura di morire;
• parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio);
• brividi o vampate di calore.


I sintomi degli attacchi di panico, per la maggiorparte, sono di natura somatica, tanto che dei tredici indicatori evidenziati dal DSM-IV, dieci sono di tale natura, e solo tre si riferiscono ad aspetti psicologici. La caratteristica essenziale del disturbo di cui ci si occupa è la presenza di attacchi di panico ricorrenti, inaspettati, seguiti da almeno un mese di preoccupazione persistente di avere un altro attacco di panico.
 


Come funziona l' attacco di panico?

Chi si è trovato a sperimentare un attacco di panico riferisce di aver provato una devastante sensazione di morire o di impazzire. E se il primo episodio si è verificato all’improvviso e in modo inaspettato, subito dopo subentra il terrore che possa ricapitare e la persona evita di trovarsi nel luogo dove è avvenuto l’attacco. Ciò intrappola la mente in un circolo vizioso limitando enormemente il campo d’azione dell’individuo che, per “paura della paura”, rinuncia sempre più a molte situazioni sociali. In poco tempo dunque si instaura un vero e proprio disturbo che può avere conseguenze importanti, come la depressione.
Ma la sintomatologia dell' attacco di  panico si struttura proprio attraverso le tentate soluzioni che la persona mette in atto nel tentativo di sfuggire alla paura, ed alle reazioni emotive e somatiche che ne conseguono. La prima tentata soluzione disfunzionale che solitamente la persona mette in atto è il tentativo di controllare le proprie sensazioni. Poiché il corpo ha bisogno di quelle sensazioni per potersi sfogare e liberare, il tentativo della mente di inibire e controllare le allarmanti reazioni psicofisiche porta la persona a perdere il controllo, e, senza rendersene conto, proprio perché cerca di controllarle le incrementa. Ciò lo fa spaventare ulteriormente e lo spinge a cercare di aumentare sempre più il controllo fino a generare quel circolo vizioso che porta all’attacco di panico, ovvero al “tentativo di controllo che fa perdere il controllo”. Rapidamente si instaura la paura di trovarsi nei luoghi dove ogni singolo attacco si è verificato e diventa così sempre più difficile uscire da soli e fare qualunque cosa autonomamente senza un aiuto.
 

 Sarà proprio l’evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene insieme alla controproducente richiesta d’aiuto, ossia la tendenza ad essere sempre accompagnati e confortati da qualcuno che si presti ad intervenire in caso di crisi di panico e perdita di controllo, che, in poco tempo, porterà la persona a diventare schiava del suo disturbo. Infatti, evitare le situazioni temute, se lì per lì fa sentire salvi, poi ne conferma la pericolosità, così come la propria incapacità di affrontarle costringendo spesso i familiari a farsi carico delle esigenze personali del paziente. Queste strategie purtroppo hanno “l’effetto iniziale di rassicurazione ma poi conducono all’aggravamento della paura e dei suoi effetti limitanti e sintomatici, poiché proprio il fatto di evitare e di avere bisogno di qualcuno accanto pronto a intervenire in aiuto, conferma al soggetto bisognoso la sua incapacità di fronteggiare le situazioni e gestire le proprie reazioni” (Nardone G., Oltre i limiti della paura, p. 21). Questo processo tende a generalizzarsi, funzionando come una vera e propria “profezia che si autodetermina”, fino a divenire un’assoluta necessità che conduce la persona a sviluppare forme gravi di disturbo fobico.

E a questo punto che fare? Come uscire dal vortice di paura nel quale ci siamo ingabbiati?

Nel corso degli ultimi vent’anni la Terapia Breve Strategica ha messo a punto degli specifici protocolli di intervento per curare questo disturbo, che hanno mostrato livelli di efficacia (risultati ottenuti) e di efficienza (tempo impiegato) sorprendenti. Oltre il 90% dei casi di Attacchi di Panico trattati con la Terapia Breve Strategica, ottengono una remissione completa dei sintomi in tempi brevi (una media di sette sedute).
 
In definitiva, aiutando il paziente con attacchi di panico a interrompere le tentate soluzioni disfunzionali e rompendo così il circolo vizioso di percezioni e reazioni patogene, gli si regala una nuova vita in cui agire e cimentarsi mettendo a frutto le proprie risorse personali in cui la paura non fa più paura, bensì diviene coraggio di vivere.
 
Come ha scritto Angelo D’Arrigo, un noto atleta di sport estremo: “Spingendo quotidianamente un po’ più in là i nostri limiti riusciamo, poco alla volta, a superare le paure che vietano o limitano il pieno possesso della nostra esistenza”.
 

Istituto per la Ricerca in Psicoterapia

Bibliografia
Cagnoni F. Il trattamento strategico evoluto del disturbo da attacchi di panico, Rivista Europea di Terapia Breve Strategica e Sistemica N. 1, Arezzo, 2004.
Nardone G., Watzlawick P. (1997), Terapia Breve Strategica, Raffaello Cortina Editore, Milano.
Nardone G. (1993), Paura, panico, fobie, Ponte alle Grazie, Milano.
Nardone G. (1999), Psicosoluzioni, BUR, Milano.
Nardone G. (2000), Oltre i limiti della paura BUR, Milano.
Nardone G. (2003), Non c’è notte che non veda il giorno, Ponte alle Grazie.
Gabbard, G. (2007), Psichiatria Psicodinamica. Quarta Edizione. Raffaello Cortina Milano.






lunedì 2 aprile 2012

ANSIA, PANICO E MEZZI PUBBLICI: UNA TRIBU' DI NEMICI

UN NUOVO CORSO PRATICO PER VINCERE LA PAURA DI PRENDERE I MEZZI PUBBLICI!

PAURA DI PRENDERE I MEZZI PUBBLICI? VINCILA!

ATTACCHI DI PANICO A ROMA

LA METRO E' CLAUSTROFOBICA? ATTACCHI DI PANICO NEL BUS? ANSIA NELL'AFFIDARSI AD UN'ALTRO CONDUCENTE?  PRENDERE L'AEREO TI E' IMPOSSIBILE?

Un team di psicologi esperti in problem solving offrono una SOLUZIONE

Un team di psicologi esperti in problem solving vi propongono 4 incontri pratici per tornare a prendere i mezzi pubblici senza Ansia nè Panico.
Il primo incontro del prossimo 10 maggio, offerto e gestito dall'IRP (Istituto per la Ricerca in Psicoterapia) è gratuito e presenta gli elementi e l'essenza del corso. Seguiranno a cadenza settimanale gli altri incontri, tenuti dai professionisti del Centro di Terapia Strategica di Roma centro e dall'Associazione "Fuori dallo Studio".
Si parte giovedi 10 Maggio alle 19:00, presso la sede IRP in via Cesare Beccaria, 11 (zona P.le Flaminio).

I professionisti che terranno il corso: dott.ssa Simona 


Campli, dott. Flavio Cannistà, dott.ssa Elisa De Marchi, 

dott.ssa Claudia Riccardi, dott.ssa Michela Spagnolo.




I POSTI SONO LIMITATI

PER INFO E PRENOTAZIONI: 

06/3216569; 328/2372144; 3384770327

sabato 10 marzo 2012

LO STALKING E' REATO? COSA DICE LA LEGGE?

AIUTO STALKING ROMA



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NEWS: COSA DICE LA LEGGE?


Recentemente la Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere sulla seguente questione: L’invio reiterato di mails ad una persona (nella fattispecie la ex fidanzata), al fine di cagionarle sofferenza e privarla della serenità come deve essere punito?
Gli elementi costitutivi del reato: due sono le fattispecie criminose che vengono in rilievo: la molestia e lo stalking. Per quanto riguarda il primo reato, disciplinato dall’art.660, titolo I, libro III del vigente codice penale, scopo della norma è quello di tutelare la tranquillità pubblica per l’incidenza che il suo turbamento ha sull’ordine pubblico, sicché l’interesse privato, individuale, riceve una protezione soltanto riflessa.
Perché una condotta, valutata secondo la psicologia normale media, assuma rilievo, ai fini della configurabilità del reato in parola, non è sufficiente che essa sia di per sé molesta o arrechi disturbo, ma è altresì necessario che sia accompagnata da “petulanza o altro biasimevole motivo”, in tal caso l’agente è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516,00 euro.
Con la prima caratteristica deve intendersi un modo di agire del soggetto pressante, indiscreto e impertinente, che sgradevolmente interferisca nella sfera della libertà e della quiete di altre persone, pur nella consapevolezza di non essere gradito; mentre la seconda accezione è riferita ad ogni altro riprovevole movente che abbia praticamente gli stessi effetti della petulanza.
E’ indubbio che l’invio di continue e-mails, senz’altro invade la libertà personale di un soggetto, arrecandole turbamento e disturbo, ma, il comportamento pur essendo di per sé, oggettivamente molesto, tuttavia se non sorretto da una condotta “petulante o da altro biasimevole motivo” che, alla luce di quanto appena detto, è elemento necessario ai fini della configurabilità della contravvenzione presunta, non è punibile a norma dell’art.660 c.p..


Sul delicato argomento, in diverse e ripetute occasioni si è pronunciata la Suprema Corte, sostenendo che sono considerati atteggiamenti molesti, tutti quegli atteggiamenti come ad esempio, il pedinamento, l’indesiderato corteggiamento, il continuo invio di sms telefonici, il disturbo recato col mezzo del telefono o altri mezzi analoghi di comunicazione a distanza.
Ciò non di meno, è necessario citare una recente sentenza (Cass. Civ. n. 24510/2010), nella quale i giudici della Corte di Cassazione, chiamati a pronunciarsi sulla questione, hanno affermato che l’invio di un messaggio di posta elettronica che provochi turbamento o fastidio nel destinatario, non rientri nella condotta della disposizione di cui all’art. 660 c.p.. Invero tale condotta , potrebbe invece essere compresa nella più grave e ampia categoria degli “ atti persecutori” disciplinati dall’ art. 612 bis, c.p.,introdotto con il D.L. 23 Febbraio 2009, n.11 (decreto Maroni), comunemente chiamato “stalking”, posto che la norma punisce per tali fatti, chiunque attraverso condotte reiterate, minaccia o molesta una persona in modo tale da cagionarle un perdurante e grave stato di ansia e di paura.
La fattispecie in questione è punita con pene ben più severe rispetto al reato di molestia.
In tal caso infatti, il colpevole è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Cionondimeno la pena è aumentata qualora il fatto sia compiuto dal coniuge, separato o divorziato, ovvero in danno di un minore e negli altri casi previsti dalla legge.
  La fattispecie in questione è punita con pene ben più severe rispetto al reato di molestia. 
In tal caso infatti, il colpevole è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Cionondimeno la pena è aumentata qualora il fatto sia compiuto dal coniuge, separato o divorziato, ovvero in danno di un minore e negli altri casi previsti dalla legge.
Pertanto, tornando al caso in esame, anche se, ricevere continuamente mails, tanto più che indesiderate, a parere della giurisprudenza non costituisce il reato di molestia, non si può certo affermare che il fatto non sia però idoneo a procurare turbamento nell’animo di chi le riceve.
Infatti, il soggetto destinatario del messaggio, seppure non costretto a leggerlo, è comunque costretto a visualizzarlo nella propria casella di posta elettronica, venendo così violato, oltre alla propria libertà personale anche il diritto costituzionalmente garantito posto a tutela della libertà della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione (art.15 Cost.).
Appare probabile quindi, che, per le ragioni considerate, nei confronti di chi invia continuamente e-mails contro la volontà del destinatario, venga ipotizzata una responsabilità punibile ex art. 612 bis c.p..
Dott.ssa Alessia Maria Di Biase  


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giovedì 26 gennaio 2012

LA PAURA NEL DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO. PERCHE' NON SI PUO' FARE PIU' A MENO DEI RITUALI?


Cosa sono i RITUALI? perchè sono compulsivi e irrefrenabili? Come si interviene psicologicamente per smontarli? Il disturbo ossessivo compulsivo secondo una ottica strategico-costruttivista.




Tutto comincia con LA PAURA! E' dalla paura nascono i DUBBI e dai dubbi possono nascere RITUALI o RIMUGINAZIONI CONTINUE. 
Il rituale, che sia preventivo, propiziatorio o riparatorio, che sia magico o razionale, che sia un pensiero o una azione, ha dunque sempre la stessa funzione: tenere a bada la paura.

Come si sviluppa dunque un disturbo ossessivo compulsivo?

ESEMPIO PRATICO: Un giovane passa davanti ad un ospedale comincia ad assalirgli il dubbio che può essersi contagiato e decide dunque di lavarsi bene le mani e il corpo più di una volta. Comincia a pensare spesso all’idea di contagiarsi e inizia ad evitare luoghi e situazioni ed inizia a lavarsi ancora più spesso per prevenire e riparare i possibili contagi. Il tutto comincia a diventare una ossessione ingestibile e il rituale comincia a non bastare mai: esso infatti tiene a bada la paura per un lasso di tempo limitato e mai al 100 %! Inoltre tutto ciò conferma alla persona che il contagio non è avvenuto perché si mettono in pratica e con rigore i giusti lavaggi! Non importa se il tutto è irrazionale perché la paura è per sua natura irrazionale!!


Cosa accade dunque?

PAURA  à            DUBBIO   à        TENTATIVO DI CONTROLLO O ATTRAVERSO IL RAGIONAMENTO e/o  RITUALE ed EVITAMENTI

è

SI COSTRUISCE UNA CREDENZA: “Senza il rituale mi accadranno cose terribili”

Come si interviene psicologicamente?

Si interviene sulla CREDENZA! Solo smontando tale credenza si possono eliminare i rituali! Ma come? Non con l’uso della razionalità! Perché essa è un alleato della paura

Dott.ssa Claudia Riccardi

venerdì 20 gennaio 2012

"CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF"

HAI PROBLEMI DI COPPIA?  
COMUNICARE CON IL TUO PARTNER SENZA LITIGARE È DIVENTATO IMPOSSIBILE?
VORRESTI IMPARARE A DIALOGARE SENZA INCAPPARE IN UNA DISCUSSIONE?




ALLORA TI INTERESSERÀ SAPERE CHE STA PER ANDARE IN SCENA LO SPETTACOLO TEATRALE "CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF" CHE VEDRÀ PER LA PRIMA VOLTA ...LO PSICOLOGO IN SCENA!!!!
LA FAMOSA COMMEDIA, FEDELMENTE RIPRODOTTA ,SARÀ PIÙ VOLTE  INTERROTTA  DA AUTENTICI FERMO IMMAGINE CHE PERMETTERANNO AL PROFESSIONISTA DI IRROMPERE SUL PALCO E SPIEGARE QUALE ELEMENTO HA PORTATO IN QUEL MOMENTO I PROTAGONISTI AD AVERE UNA DISCUSSIONE.
AL TERMINE DELLO SPETTACOLO , IL PUBBLICO PRESENTE, SARÀ COINVOLTO NEL DIBATTITO SULL'ANALISI DELLE DINAMICHE RELAZIONALI DELLE COPPIE IN CRISI



mercoledì 18 gennaio 2012

PSICOLOLOGIA BREVE STRATEGICA ROMA

PSICOLOGIA BREVE STRATEGICA ROMA 
Siamo due psicologhe che hanno scelto di formarsi entrambe nel Centro di Terapia Strategica di Arezzo ritenendo l'approccio breve Strategico un metodo di trattamento efficace ed efficiente per la risoluzione di molteplici difficoltà psicologiche. Facciamo parte dello staff dell' IRP (Istituto per la Ricerca in Psicoterapia) e collaboriamo con il CTS ( Centro di Terapia Strategica) di Roma centro. 






Dott.ssa Claudia Riccardi 
Psicologa clinica e psicoterapeuta breve strategica in formazione. Iscritta all'albo degli psicologi del Lazio n. 17418.
Laureata con lode all'Università "Sapienza", lavora presso la cooperativa Coss e svolge l'attività di libero professionista. Studia da anni le problematiche connesse alla paura come il panico, fobie, ossessioni e compulsioni, alla bassa autostima, depressione, difficoltà relazionali, educative e stalking.
La dott.ssa riceve a Roma e ai Castelli Romani previo appuntamento.


Dott.ssa Elisa De Marchi 
 Psicologa clinica e psicoterapeuta in formazione. Iscritta all'albo degli psicologi del Lazio n. 18184. Vicepresidente dell'IRP Istituto per la Ricerca in Psicoterapia, ha per anni prestato servizio per le cooperative Cassiavass e Psico che si occupano di prestare assistenza psicologica ai disabili. E' esperta  nel trattamento degli attacchi di panico, disturbi alimentari, fobie, dei disturbi di coppia e di quelli sessuali, problematiche nel rapporto genitori-figli, ipocondria e dipendenze.
La dott.ssa riceve a Roma e a Civitavecchia previo appuntamento.




Collabora con noi la Dott.ssa Alessia Maria Di Biase.


La Dott.ssa Alessia Maria Di Biase, nel 2009 si è laureata in Giurisprudenza presso l'Università La Sapienza di Roma.
Nella stessa università nel 2011 ha conseguito il diploma della Scuola di Specializzazione delle Professioni Legali.
Durante tutto il suo percorso di studi ha prestato la sua attività di volontaria in diverse associazioni.
Attualmente lavora come consulente in uno studio legale, che si occupa di diritto penale, civile, con particolare riferimento al diritto di famiglia e del lavoro.
Vive e lavora a Roma e le attività alle quali si dedica maggiormente riguardano l'assistenza legale agli utenti di diverse associazioni (onlus, no profit e volontariato).
Attreverso questo profilo si vuole offrire un servizio legale utile ed interessante.


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